Io sono l’amore

Luca Guadagnino. Io sono l’amore, Italia 2009, con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Marisa Berenson

È una Milano intensa e insieme indeterminata quella di Io sono l’amore, la seconda prova cinematografica di Luca Guadagnino (la prima era stata Melissa P. , 2005, in cui con una ricercata e sulfurea regia cercava, senza riuscirci, di nobilitare la scandalosa iniziazione al sesso narrata da Melissa Panarello in “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”).

Indeterminata nei luoghi, nel tempo e nella stessa società che vuole raccontare.

Nei luoghi, perché gli scorci sono sfuggenti; le inquadrature insistite sui pavimenti e su muri di palazzi importanti ma mai raccontati, come a descrivere una città che avvolge rimanendo estranea.

Costruita tra il 1932 e il 1935 dall’architetto milanese Piero Portaluppi, Villa Necchi Campiglio segna l’adesione dell’architetto milanese ai principi del modernismo.

Nel tempo, perché l’ambientazione familiare e professionale è contemporanea, ma non chiaramente connotata come tale. A partire dall’imponente Villa Necchi Campiglio, messa a disposizione dal Fai e intrisa in ogni dettaglio della potenza storica della sua origine, la fotografia sembra voler narrare una vicenda che avrebbe potuto svolgersi nei primi del novecento, negli anni ottanta o più indietro, nell’ ‘800 o addirittura nel ‘600 francese della Rivoluzione.

L’affresco familiare tanto lodato da recensioni e critici è una descrizione stereotipata della ricca borghesia imprenditoriale che poggia su dialoghi distaccati e privi di ricerca nei caratteri e nelle personalità. La famiglia Recchi avrebbe potuto vivere anche nella Germania del XIX secolo, con un dichiarato (dal regista) riferimento ai Buddenbrook. Se non fosse che nel romanzo di Thomas Mann la rete parentale e sociale che circonda la famiglia è forte e compatta, mentre qui gli amici sono comparse di poco conto e la relazione familiare è ridotta al minimo sia nell’estensione (genitori, figli, i nonni capostipiti), sia nella qualità (conversazioni formali, alluse).

No, il titolo come la storia rimandano piuttosto alla tragedia di decadenza e amore dell’Andrea Chenier. L’elegante Emma Recchi (Tilda Swinton) rinasce attraverso l’amore per il giovane e “naturalistico” cuoco, nonostante l’irrompere della tragedia (che poi si tratti di amore e non di distrazione dei sensi, in assenza di legami altri dall’attrazione fisica, lo prendiamo filmicamente per buono, pur con qualche riserva di verisimiglianza). Come Maddalena che, nel pieno del dolore, trova l’amore per il poeta Chenier, nascostamente amata anche dal servo e rivoluzionario Gerard, qui forse simboleggiato dalla partecipe governante.
Non è quindi casuale il goffo inserimento della vibrante scena di Philadelphia, per il resto inspiegabile e straordinariamente avulsa dal contesto. Andrew Beckett (Tom Hanks) ascolta rapito e turbato, mosso dal tormento alla speranza, la voce della Callas. È la chiave di lettura alla quale i giornali non hanno dato la giusta rilevanza.

La mamma morta m’hanno alla porta
della stanza mia; moriva e mi salvava!
poi a notte alta io con Bersi errava,
quando ad un tratto un livido bagliore
guizza e rischiara innanzi a’ passi miei
la cupa via! Guardo!
Bruciava il loco di mia culla! Così fui sola! E intorno il nulla!
Fame e miseria! Il bisogno, il periglio!
Caddi malata, e Bersi, buona e pura,
di sua bellezza ha fatto un mercato,
un contratto per me!
Porto sventura a chi bene mi vuole!
Fu in quel dolore
che a me venne l’amor!
Voce piena d’armonia e dice:
“Vivi ancora! Io son la vita!
Ne’ miei occhi è il tuo cielo!
Tu non sei sola!
Le lacrime tue io le raccolgo!
Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo!
Sorridi e spera! Io son l’amore!
Tutto intorno è sangue e fango?
Io son divino! Io son l’oblio!
Io sono il dio che sovra il mondo
scendo da l’empireo, fa della terra
un ciel! Ah!
Io son l’amore, io son l’amor, l’amor”

Umberto Giordano, Andrea Chenier, Atto terzo

****

Luca Guadagnino, Melissa P., Italia 2005, con María Valverde, Marcello Mazzarella, Claudio Santamaria, Geraldine Chaplin, Elio Germano.

Jonathan Demme, Philadelphia, USA 1993, con on Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Antonio Banderas, Joanne Woodward

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~ di themoky su 23 marzo 2010.

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