Eastwood o non Eastwood?

Clint Eastwood fa bei film.
A volte sono capolavori, come Bird (1988), come Gli Spietati (1992).
Spesso sono di non banale interiorità, come Mystic River (2003) o il recente Gran Torino (2008).
Sono coraggiosi nello sviluppo di tesi morali mai scontate e mai urlate (come nel difficile Million Dollar Baby, 2004).

L’ultimo film di Clint Eastwood è Invictus.

Invictus non è un capolavoro.
Non è un film coraggioso.
Non è un film di coinvolgente interiorità.

Invictus è un bel film, ma non possiede nessuna delle qualità che fanno grande il cinema di Eastwood.

Clint Eastwood, Invictus, USA 2009, con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern

Mi sono chiesta come mai, volendo fare un film su Nelson Mandela, Eastwood abbia deciso di raccontare quest’episodio: il sostegno alla mediocre nazionale di rugby, fino a quel momento simbolo dell’apartheid, che proprio grazie all’interesse del Presidente trovò forza e fu imprevedibilmente vittoriosa ai Mondiali del 1995, tenutisi in Sud Africa.
Solo questo. Con unicamente brevi e incompleti accenni alla prigionia, all’azione politica, alla vita privata, al carisma dell’uomo.
Mi è sembrata un’occasione sprecata.

La risposta che ho trovato è che Invictus vuole essere un film simbolico.
La vicenda della nazionale di rugby ha lo scopo di esemplificare, attraverso un avvenimento semplice, l’impegno di Mandela nella creazione di un’unità nazionale che superasse i residui e le contrapposte diffidenze del dopo-apartheid, giungendo a una vera integrazione. La lungimiranza di Mandela intuì che una nuova nazione poteva nascere anche a partire dal tifo sportivo (o da uno staff multietnico). Una storia facile per spiegare un momento storico e un personaggio di grande complessità, senza entrare nel merito degli avvenimenti politici (e probabilmente con un occhio al box office).
Una storia raccontata senza audacia, senza approfondimento, senza anelito.

L’evidente ammirazione di Eastwood (e di Freeman, che da anni desiderava interpretare Mandela) per il Presidente del Sud Africa giustifica lo sguardo celebrativo sul personaggio, che il film presenta privo di qualsiasi elemento controverso o di fallibile umanità (solo allusa).
Non giustifica, a mio parere, l’asetticità di una storia senza pathos – quasi un videoclip nell’eccessivo alternarsi delle inquadrature nel finale – infarcita di luoghi comuni, di retorica, di troppe storie (Eastwood non è Altman) e di sovrabbondante rugby.
Il semplice diventa semplicistico. Troppo per chi, come Eastwood, sappiamo capace di celebrare e persino di nobilitare una vita senza per questo nasconderne la complessità e gli abissi.

Il legame fra Mandela e il capitano degli Springboks François Pienaar (un Matt Damon più inespressivo che mai, faceva di più e meglio Sylvester Stallone in Fuga per la vittoria) non tocca il cuore, né l’anima: accarezza solo superficialmente una sensibilità romantica affidandosi al testo della bella poesia di William Ernest Henley (1849-1903) da cui il film trae titolo. Nulla più.

I personaggi migliori sono le interraziali guardie del corpo.

****

Invictus
William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

****

Riferimenti

Clint Eastwood, Bird, USA 1988, con Forest Whitaker, Diane Venora, Samuel Bottoms, Sam Robards
– Oscar per il suono

Clint Eastwood, Gli spietati (Unforgiven), USA 1992, con Morgan Freeman, Gene Hackman, Richard Harris, Clint Eastwood, Frances Fisher
– 4 premi Oscar: film, regia, attore non protagonista, montaggio

Clint Eastwood,  Mystic River, USA 2003, con Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence

Fishburne, Marcia Gay Harden, Laura Linney, Adam Nelson, Emmy Rossum, Spencer Treat Clark

Clint Eastwood, Million Dollar Baby, USA 2004, con Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman, Mike Colter, Lucia Rijker

Clint Eastwood, Gran Torino, USA 2008, con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith

John Huston, Fuga per la vittoria, USA 1981, con Michael Caine, Max von Sydow, Sylvester Stallone, Pelé, Tim Pigott Smith

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~ di themoky su 10 marzo 2010.

Una Risposta to “Eastwood o non Eastwood?”

  1. Concordo su tutto. Soprattutto sull’unica nota positiva: la squadra delle guardie del corpo è l’unico gruppo umanamente e filmicamente riuscito (la squadra di rugby invece è del tutto incolore).

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