Se James Dean beveva latte


Un’amica mi ha suggerito di parlare del Codice Hays, “forse banale, ma buon spunto di riflessione”, mi ha detto.

Il Codice Hays è

il Codice per la Produzione Cinematografica redatto nel 1930 da Will H. Hays, l’ex presidente del comitato Nazionale del partito Repubblicano che l’industria cinematografica aveva chiamato a presiedere la Motion Picture Producers and Distributors of America. Rigorosamente osservato a partire dal 1934, in un momento in cui Hollywood era presa di mira dai guardiani della pubblica moralità, il Codice Hays interdiva la realizzazione di qualsiasi film che potesse «abbassare gli standard morali di chi vi assiste», ed in ogni caso proibiva la rappresentazione di «traffici di stupefacenti», «incroci di razze», «abbracci libidinosi», oltraggi alla bandiera e via dicendo. […]
Il Codice Hays rimase in vigore fino alla seconda metà degli anni Sessanta, allorché venne sostituito dall’attuale classificazione che mette in guardia gli spettatori rispetto alle monellerie presenti nel film.
(da David Kemp, Lawrence Levi, Dizionario Snob del Cinema, Sellerio editore Palermo, 2006, pagg.47-49)

Se a tutto questo aggiungiamo che dal 1950 al 1956 Hollywood venne travolta dalla follia anticomunista del maccartismo (suggerisco su questo tema il bellissimo film di Martin Ritt, Il Prestanome, USA 1976, con Michael Murphy, Woody Allen, Zero Mostel, Herschel Bernardi), girare film in quel decennio, negli Stati Uniti, doveva essere veramente un’impresa complicata. Aggravata ulteriormente dall’arrivo, che le case di produzione non potevano impedire, di film stranieri non soggetti alle regole di Hays (è il periodo del neorealismo italiano e di De Sica).

Per  aggirare le ferree regole del Codice, i registi adottarono fantasiosi stratagemmi che permisero loro di narrare storie d’amore, di vita familiare, di passione e intrighi senza incorrere in veti e divieti.

Leo McCarey, Missili in giardino (Rally 'Round the Flag, Boys!.), USA 1958, con Joan Collins, Paul Newman, Jack Carson, Joanne Woodward

Volendo fare un esempio, la “tradizionale usanza” (come noi la riteniamo) dei coniugi americani di dormire in letti separati nasce da qui. Far coricare gli sposi in due letti singoli, meglio se separati da un rassicurante comodino, era l’unico modo di rappresentante pudicamente l’intimità della camera da letto.

Così come pare sia stato per le forme irrigidite di tante affascinati attrici, strette in biancheria severa. Quanto appaiono innaturali i reggiseni immobili, a punta, che si intuiscono sotto le camicette dell’altrimenti sensuale Liz Taylor in Il padre della sposa (Vincente Minelli, USA 1950, con Elizabeth Taylor, Spencer Tracy, Joan Bennett, Don Taylor; una remake scanzonato venne girato ne 1991 da Chales Shyer) e persino quelli, meno nascosti, della seduttrice Joan Collins in Missili in giardino (Leo McCarey, USA 1958, con Joan Collins, Paul Newman, Jack Carson, Joanne Woodward).

Le prescrizioni del Codice e le sue distinzioni morali hanno però, in un certo senso, anche contribuito a standardizzare i tipi cinematografici, che divengono così facilmente caratterizzabili attraverso rapidi segni.
Se ne può trovare un esempio confrontando i personaggi interpretati rispettivamente da Marlon Brando nel Selvaggio (1954) e da James Dean in Gioventù bruciata (1955). Entrambi i film narrano una storia di ribellione al perbenismo della società. I due protagonisti, però, non sono uguali. Non tanto per i circa dieci anni di differenza tra i divi, quanto perché fin dall’inizio i due sono delineati come eroi contrapposti: negativo l’uno (Brando), positivo l’altro (Dean). E a indicarlo non è  una qualche metafora nascosta o un incisivo dialogo, ma un elemento molto semplice: il latte.
Dean beve latte, Brando beve birra.
Per quanto questo dettaglio possa apparire ininfluente ai nostri occhi, era di grande rilevanza per il pubblico americano degli anni ’50, già abituato a considerare il latte come uno di quegli alimenti sani e tradizionali che descrivono l’“americanità” (un po’ come gli hamburger e le pie).
Sono convinta che non sia casuale, molti anni dopo, la fissazione per il latte del killer Léon nel più americano dei film di Luc Besson (Léon, Francia 1994, con Gary Oldman, Jean Reno, Danny Aiello, Natalie Portman).

Nicholas Ray; Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause), USA 1955, con Natalie Wood, James Dean, Sal Mineo, Dennis Hopper, Jim Backus

László Benedek, Il Selvaggio (The Wild One), USA 1954, con Marlon Brando, Mary Murphy, Lee Marvin, Robert Keith, Jay C. Flippen

Nel 1967 il Codice Hays cessa di esistere.
In quello stesso anno il pubblico americano viene scosso e scandalizzato da Indovina chi viene a cena, indimenticabile storia d’amore interraziale che solo qualche anno prima non sarebbe stato possibile raccontare.

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~ di themoky su 17 febbraio 2010.

Una Risposta to “Se James Dean beveva latte”

  1. Tutti gli articoli relativi a Paul Newman ed ai suoi film, sono interessanti, specie poi quando ci sono dei trailers dei suoi films, grazie
    superadry2005@yahoo.it

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