Avatar, ok…

James Cameron, Avatar, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, USA, Gran Bretagna 2009.

Ho visto Avatar. Non ero certa di volerlo vedere, mi aspettavo una valanga di “già visto” (ok, di citazioni, nobilitiamolo) in salsa 3D. Però come non vedere il film che praticamente tutte le critiche sia positive, sia negative, indicano come quello che cambierà il cinema?! (Pare che Speilberg abbia detto: “dopo Avatar il cinema non sarà più lo stesso”. E se lo dice Spielberg!). Allora bando ai pregiudizi ed eccomi seduta in sala, pronta a vedere qualcosa di veramente nuovo.

Mi son sbagliata. Cioè non mi sbagliavo, prima.

Avatar è in effetti un insieme di luoghi comuni, banalità ecologiste-new-age e infiniti “già visto”. Ok, diciamo citazioni e rimandi cinematografici la cui vera, unica qualità è quella di permettere allo spettatore mediamente frequentatore di sale cinematografiche (o delle videoteca di quartiere) il divertimento di un continuo “ah, sì, questo cita quel film… Ah sì, questo è come in quell’altro film… Bhè, sì, questo riprende quella famosa scena…”, etc.
E non per modo di dire…

Il pianeta su cui si svolge la storia si chiama Pandora …ok, il vaso di Zeus, i mali del mondo, la speranza che non muore mai. Dicono che la natura (quella sì bellissima!) assomigli ai disegni di Aida degli Alberi (2001). Non l’ho visto ma dalle immagini che girano mi sembra vero. I monti fluttuanti, però, sono assolutamente magrittiani.

René Magritte, Il castello nei Pirenei, 1959, The Israel Museum, Jerusalem

L’arrivo del protagonista avviene con un viaggio spaziale di 5 anni, addormentato in un criosonno …ok, l’ha inventato Kubrick in 2001, Odissea nello Spazio (1968) e l’ha ripreso persino Demolition Man con Stallone (1993).

Nel tubolare dell’astronave, gente che fluttua …ok, ancora 2001.

La scienziata a capo della ricerca su Pandora è Sigourney Weaver …ok, Ripley di Alien (1979). Poteva mancare la prima donna forte della fantascienza?

I monitor dei computer sono schermi trasparenti con scritte luminose …ok, Minority Report (2002).

Il protagonista umano-ma-lì-alieno si innamora dell’indigena Na’vi …ok, Pocahontas. Sì, sì, lo so che là la storia d’amore è al contrario (la principessa Pocahontas si innamora di John Smith e aiuta gli inglesi), ma è lo stesso Pocahontas …e, con variazioni, anche Balla coi Lupi (1990),  L’ultimo dei Mohicani (1990), Piccolo Grande Uomo (1970), Un uomo chiamato cavallo (1970), …

Il generale dei marine è duro e agguerrito …ok, quanti ne abbiamo visti così?! Gunny (1986), Ufficiale e Gentiluomo (1982), …anche se questo assomiglia più a un G. I. Joe.

Il protagonista-versione-avatar-Na’vi viene “scelto” dalla dea (oooh, che novità!) e compie l’impresa eroica che soli pochi condottieri hanno compiuto (maddai, chi se lo sarebbe mai aspettato?!) …ok, dopo Matrix (1999) siam pieni di “Eletti”.

I Na’vi vivono in sintonia con la natura, rispettando tutti gli esseri viventi …ok, e via con il pistolotto ecologista-new-age sull’energia che è tutto e non si esaurisce, ma la si ha solo in prestito, etc., etc. Chissà poi perché per essere “in sintonia ecologista con la natura” tocca per forza tornare nudi sugli alberi (…sarà per questo che le politiche verdi per lo più falliscono?).
C’è anche la connessione “in rete” fra Na’vi e  foresta …ok, le neuroscienze sono di moda e, tra Matrix e Cronenberg, ormai il cinema è tutto una connessione.

I marine sono mercenari al soldo dell’industria estrattiva e “fanno sempre così: se qualcuno occupa una terra che gli interessa, lo fanno diventare il nemico così poi sono autorizzati a distruggerlo” …ok, e via con il pistolotto pacifista-anti-americano-anti-guerra-in-Iraq-tanto-erano-lì-solo-per-il-petrolio.

E non poteva mancare l’ironica ma acuta donna-marine che nel bel mezzo dell’attacco pronuncia la fatidica frase “no, basta, non mi sono arruolata per questo schifo” e se ne và …ok, da Hollywood a Il mio nome è mai più passando per Fossati.

Per quanti ancora non l’avessero visto, ma ancora volessero vederlo, tralascio i commenti sull’originalissimo finale. Telefonato, non dico dalle prime scene, ma fin dalla locandina appesa fuori dal cinema.

E mentre scorrono i titoli di coda vien nostalgia dell’Invasione degli ultracorpi

Don Siegel, L’invasione degli ultracorpi, con Kevin McCarthy, King Donovan, Larry Gates, Dana Winters, Marie Selland, USA 1956.

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~ di themoky su 7 febbraio 2010.

6 Risposte to “Avatar, ok…”

  1. A questo punto, vogliamo la recensione dell’Invasione degli ultracorpi!

  2. […] via Avatar, ok… « mysunsetboulevard. […]

  3. d’accordissimo con te!!
    aggiungerei l’albero con le anime…già visto in Virgilio e Dante ahahhaha

    bellissimo blog, molto interessante

  4. Sono felice che altre persone la pensino come me su questo film. 😀

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