Fellini moralista? Come dimenticare Nine e vivere felici

Rob Marshall, Nine, USA, Italia 2009, con Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Judi Dench

Roberto mi ha battuta. E’ stato più veloce e ha pubblicato la sua recensione a Nine prima di me.
Siccome la condivido del tutto, la ospito qui (ricambiando così l’ospitalità che fu sua).

Fellini moralista? Come dimenticare Nine e vivere felici

Ho visto Nine, il film di Rob Marshall (Chicago, Memorie di una Geisha) tratto dal musical di Broadway dedicato a Fellini e in particolare ai suoi due capolavori: La dolce vita e 8½. Purtroppo. Tanto Fellini era immaginifico, leggero, ironico e spietatamente onesto, così questo numero di avanspettacolo gronda di prevedibilità, di inutile drammaturgia, di osceni luoghi comuni sull’Italia (la prossima volta che per fare “italiano” usano una canzonetta napoletana che parla di sole e mandolini faccio una strage, lo giuro), di videoclip degni delle Spice Girls (il numero di Kate Hudson è pura MTV), e soprattutto di moralismo.

Tutto il film-musical viene fatto girare intorno al rapporto di Guido (un modesto Daniel Day-Lewis che incomprensibilmente qui si chiama Contini, mentre nell’originale Guido “Snaporaz” si chiama Anselmi) con la moglie (Marion Cotillard, l’unica del cast che reciti sul serio per almeno un paio di minuti), con tanto di condanna etica dell’adultero (il medico che dice: “questa è una faccenda sordida… voi gente di spettacolo credete di essere al di sopra di ogni morale!”), di tormentosi sensi di colpa, di amante troppo intelligente e volitiva (una Penelope Cruz completamente fuori parte), di virtù ritrovata (Guido si lascia sfuggire l’assatanata giornalista-Spice) e di tentativo di riconquistare la moglie nel finale. Con una Nicole Kidman (anch’essa totalmente fuori parte) che dovrebbe essere la Cardinale ma è troppo bionda, troppo alta, troppo australiana, troppo rifatta, troppo tutto. La storia dell’amore perduto e ritrovato si mangia ogni cosa, perfino l’incoerenza delle immagini, l’astronave, il circo… Per non parlare dell’ardita metafora finale del fanciullo seduto sulle ginocchia del regista che ritrova se stesso, la sua infanzia, la madre (una Sophia Loren che fa il videoclip di se stessa) e financo l’arte. Disgustoso.

Se 8½ è la ricerca di un’onestà radicale ma innocente, la confessione dei propri limiti umani e professionali senza sconti ma anche senza morale, senza redenzione, senza prosopopea, Nine è il suo contrario, è la trasformazione di Fellini in un esistenzialista e un neorealista (un neorealista??? Nessuno più di Fellini ha ucciso il neorealismo!), è la vendetta dei benpensanti, è la condanna protestante della dolce vita. Un tributo da far rivoltare le anime del Purgatorio. Continua a leggere

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~ di themoky su 25 gennaio 2010.

Una Risposta to “Fellini moralista? Come dimenticare Nine e vivere felici”

  1. Qualcosa dentro di me mi diceva di evitare questo film ed infatti non l’ho preso nemmeno in considerazione.
    Grazie per avermi dato qualche argomento in più!

    Angela (ragazza di Michele)

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