…e allora ci ho riflettuto. Ovvero perché ci eravamo dimenticati della trilogia di Ritorno al Futuro

Un commento dell’Amorale mi spinge a soffermarmi su di una trilogia della quale, in effetti, mi sono occupata poco dopo i 13 anni: Ritorno al futuro.

La storia è nota. Grazie al flusso canalizzatore inventato dallo strambo “Doc” e a una DeLorean truccata, Marty McFly si ritrova nel 1955 e conosce i propri genitori non ancora fidanzati. La sua anomala presenza causerà disturbi nella continuità spazio-temporale costringendolo a viaggiare avventurosamente avanti e indietro nel tempo per evitare perturbazioni storiche e familiari.
La commedia è adolescenziale e piacevole. Soprattutto il primo episodio (Oscar per il montaggio sonoro) ha un bel  ritmo e qualche ambizione di (lieve) indagine sociale. Buoni sentimenti e un misurato elogio al coraggio mentre sprona a superare le cocciutaggini adolescenziali (come il nevrotico rifiuto di Marty di essere chiamato “fifone”). L’ambientazione è un allegro affresco traboccante di citazioni anni ’80: gli skateboard, i piumini, la musica (Huey Lewis & The News su tutti), Ronald Reagan.
Meno riuscite le parti II e III, ma rimane divertente l’intrecciarsi di epoche e situazioni. Le incursioni nel passato e nel futuro sono facili esercizi dell’immaginario comune sugli anni ’50, sul vecchio West, sul caotico domani.

Il regista, Robert Zemeckis, ha un curriculum apprezzabile.
Lanciato da Steven Spielberg, per il quale nel 1979 scrive la sceneggiatura di 1941: Allarme a Hollywood con John Belushi, ha diretto film degni di memoria. La maggior parte noti: All’inseguimento della pietra verde (1984), La morte ti fa bella (1992), Contact (1997), Beowulf (2007), il recente A Christmas Carol con Jim Carrey (2009). Alcuni di rilievo: Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), Cast Away (2000). Uno importante: Forrest Gump (1999).

Di Ritorno al futuro non si discute nei cineforum. Non ci sono metaforici significati da sviscerare, grandi denunce politiche o tesi filosofiche da comprendere. Però è un film simpatico e distensivo, da guardare con gli amici e i parenti sotto i 18 anni.

Un ultimo appunto: non perdoneremo mai al Parkinson di aver impedito alla spensieratezza di Michael J. Fox (per me per sempre Alex di Casa Keaton) di esprimersi ancora sullo schermo, piccolo o grande che sia.

Robert Zemeckis, Back to the Future (Ritorno al futuro), USA 1985, con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Crispin Glover, Thomas F. Wilson, Claudia Wells, Billy Zane.
Dal 2007 Ritorno al Futuro è preservato alla National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Robert Zemeckis, Back to the Future Part II (Ritorno al futuro parte II), USA 1989, con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Harry Waters Jr., Charles Fleischer, Joe Flaherty, Elisabeth Shue.

Robert Zemeckis, Back to the Future Part III (Ritorno al futuro parte III), USA 1990, con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Mary Steenburgen, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Elisabeth Shue, Matt Clark

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~ di themoky su 14 gennaio 2010.

Una Risposta to “…e allora ci ho riflettuto. Ovvero perché ci eravamo dimenticati della trilogia di Ritorno al Futuro”

  1. a parte che sguazzi già nel mondo blog come se ci fossi sempre stata, come commento direi che ritorno al futuro è davvero adolescenziale. ma anche meno: è al livello di the goonies, altro grande piacere. back to the future vince il confronto solo perché ce ne sono 3. e poi c’è fantasia, c’è creatività, c’è lo scienziato quasi pazzo, c’è tutta quella roba da nerd (macchine del tempo, roba nucleare, case ipercablate intelligenti, che nonostante tutto quando marty viene licenziato nel futuro dal suo boss viene avvisato via fax con stampanti ad aghi!, auto che volano, fulmini usati in modo frankensteiniano…), è un polpettone da ragazzini che vogliono fare gli scienziati. è un’apologia del positivismo, dice che la scienza è bella e buona anche se non sembra (quando doc vuole distruggere la macchina, o quando tannen la usa per i suoi scopi… non è la scienza che è male, è come la usa l’uomo, ci dice la trilogia). ah, voi donne non potete capire! 😀

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